Geisha: Arte e Tradizioni giapponesi

Danzatrice, intrattenitrice, musicista, artista; erroneamente scambiata come una prostituta dagli occidentali, in realtà la geisha è una donna che ha deciso di dedicare la sua vita esclusivamente allo studio delle arti tradizionali. Negli anni ’20 le geisha presenti su tutto il territorio giapponese erano circa 80.000, mentre oggi il loro numero si è drasticamente ridotto; se ne contano tra le 1000 e le 2000. Le geisha e le maiko (apprendiste geisha) si possono trovare soprattutto a Gion (Kyoto), a Kanazawa e a volte ad Asakusa e Kagurazaka (Tokyo).

Storia della geisha

A partire dalle ancestrali sciamane, alle donne intrattenitrici presso la corte del periodo Nara e del periodo Heian, fino alle cortigiane del periodo Edo, molte sono le donne che nel corso della storia del Giappone hanno contribuito alla nascita della figura della geisha. Tutto il periodo Edo fu caratterizzato dal concetto filosofico dell’ukiyo, il “mondo fluttuante”, ispirato da una visione della vita che imponeva di cogliere l’immediato godimento di una realtà fuggente, fosse esso suscitato da un sentimento amoroso, dal desiderio carnale o dal puro distacco dai problemi quotidiani. Questo concetto filosofico fu la scintilla che fece nascere i quartieri del piacere; Yoshiwara fu il più famoso tra questi, e sorgeva proprio a Tokyo. Questo quartiere era popolato da una società variegata, al cui apice stavano le cortigiane; la cortigiana poteva offrire sia la propria arte che il proprio corpo. Ai margini della società, stavano le prostitute che vivevano in condizioni peggiori e guadagnavano soldi solo grazie alle prestazioni sessuali.

Nel Settecento però la realtà dei quartieri del piacere cominciò a cambiare e, con il passare del tempo, il numero delle cortigiane diminuì; fu allora che le donne smisero di vendere il proprio corpo e cominciarono a vendere la propria arte. Nel 1761 si affermò ufficialmente la figura della geisha; il termine geisha significa letteralmente “persona d’arte/artista”. La geisha si dedica principalmente allo studio della musica e della danza; il suo tempo trascorso ai banchetti in compagnia dei clienti, viene pagato ed è riconosciuto come una vera e propria professione. 

Quando scoppiò la seconda guerra mondiale, anche le geisha iniziarono a declinare; dovettero chiudere le loro okiya (case delle geisha) ed andarono a lavorare per lo più nelle fabbriche. Il fatto che molti ancora oggi considerino le geisha delle prostitute viene in parte dal fatto che in quel periodo alcune prostitute cominciarono a spacciarsi per geisha con i militari americani. Purtroppo la figura della geisha continua ad essere ancora oggi, vittima di un malinteso; molto spesso l’arte tradizionale di cui è simbolo, viene associata “all’arte del piacere”, fondata esclusivamente sulla vendita del proprio corpo. Quando nel 1957 la prostituzione venne abolita ufficialmente, la professione delle geisha rimase al suo posto; questo ci fa capire che la vera geisha non sia mai stata considerata una prostituta dal governo giapponese.

La differenza tra maiko e geisha

L’apprendista geisha è chiamata maiko e viene avviata alla professione da ragazzina, a quindici anni circa, fino attorno ai suoi primi vent’anni. Storicamente una maiko iniziava la sua formazione in età molto giovane a partire dai 3/5 anni. La maggior parte delle bambine/ragazze venivano vendute dalla famiglia per povertà. Oggi diventare geisha è una scelta di carriera personale ma, nonostante ciò, la maiko conduce una vita molto impegnata; la mattina deve frequentare le lezioni per imparare le arti tradizionali e, dopo lo studio, si dedica ai preparativi per la serata di lavoro che solitamente comincia verso le sei del pomeriggio e termina a notte inoltrata.

Le giovani maiko non hanno ancora la responsabilità per la buona riuscita delle feste alle quali partecipano: le maggiori responsabilità ricadono invece sulle spalle delle geiko. Una geiko (termine usato a Kyoto per definire la geisha ovvero “artista donna”,) ricopre la posizione più alta nella gerarchia, in quanto ha raggiunto il massimo livello artistico. Una maiko passa al livello di geiko dopo i vent’anni; il passaggio da maiko a geiko viene celebrato tramite l’erikae una cerimonia in cui la maiko passa dall’indossare un colletto rosso (simbolo delle apprendiste) ad un colletto bianco. Una volta divenuta geiko, la maiko cambia anche il modo di sistemare i capelli; al posto dell’acconciatura realizzata sui capelli veri, porta ora un’acconciatura realizzata su una parrucca che si rifà alle acconciature del periodo Edo. Anche l’abbigliamento cambia; una maiko indossa un kimono dai colori sgargianti, chiamato hikizuri lungo circa 2 metri, dalle lunghe maniche e con colletto rosso. La cintura (obi) è molto decorata ed è lunga dai 6 ai 7 metri; tutto ciò va a formare un abbigliamento stupendo ma allo stesso tempo scomodo e pesante: le maniche del kimono sono lunghissime, impediscono alcuni movimenti e obbligano la maiko a camminare molto lentamente. Una geiko invece, divenuta ormai una professionista, indossa un abbigliamento più sobrio e leggero caratterizzato da colori tenui, colletto bianco e una cintura (obi) lunga 4 metri.

I quartieri delle case da tè

Per vedere le geisha o le maiko passeggiare per le strade mentre si recano al lavoro, vi sono posti specifici, più o meno famosi, sparsi per tutto il Giappone. Il luogo più conosciuto è senza dubbio il quartiere di Gion Hanamikoji a Kyoto. Esistono però ben altre località meno affollate come ad esempio il quartiere di Kagurazaka a Tokyo ed il quartiere Higashi Chaya a Kanazawa. A Gion (Kyoto) è perfino possibile prenotare una cena privata kaiseki (portate miste con cena in stile giapponese) con una maiko che eseguirà delle danze solamente per voi. Per chi fosse interessato agli spettacoli a teatro, sempre nel quartiere di Gion si può prenotare uno show presso il Gion Corner, dove ogni settimana si tengono spettacoli diversi, legati alla stagione e alla tradizione.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Avatar di giorgianullo giorgianullo ha detto:

    Dopo aver letto il libro “memorie di una Geisha” e aver visto il film ho una voglia tremenda di vedere dal vivo sia il Giappone, sia queste attraenti e mistiche donne!

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  2. Avatar di Karen Gandini Karen Gandini ha detto:

    L’ha ripubblicato su Ispirazione Giappone.

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